Finiscono le Risorse? Che problema c'è?


Comincia ad essere ovvio a tutti che siamo nel mezzo di una grande crisi. Non solo i prezzi del petrolio sono enormemente aumentati, come era avvenuto già ai tempi delle grandi "crisi del petrolio" degli anni '70. I prezzi di tutte le materie prime, gas, carbone, uranio, metalli eccetera, stanno aumentando a dismisura. Questo fa pensare che abbiamo profondamente intaccato le risorse minerali del pianeta e che cominciamo a subirne le conseguenze.

Ma perchè dovremmo risentire di queste cose? In fondo, se i prezzi di una certa materia prima aumentano, perché non possiamo semplicemente sostituirla con un altra? Prendiamo il petrolio, per esempio. Se il prezzo aumenta come risultato dell'esaurimento, non dovrebbe questo generare interesse in altre fonti di energia? E a questo che, dopotutto, serve il libero mercato. Ci sposteremo sul nucleare, sull'energia solare o su qualche altra cosa ancora. Allora, che problema c'è?

Il ragionamento sembra filare. Dobbiamo dunque liquidare la crisi e i prezzi alti come un complotto delle multinazionali? Oppure opera di Bin Laden e dei suoi seguaci? Forse, ma in realtà potremmo anche cercare di ragionarci sopra. Bastano oppure no i meccanismi del libero mercato per gestire la sostituzione delle risorse minerarie? Bastano, soprattutto, per poterli sostituire in tempo per evitare una crisi? Per rispondere, vediamo di esaminare un caso concreto: quello del gas naturale negli Stati Uniti.

Trattando degli Stati Uniti, useremo l'unità di misura locale per il gas naturale: il miliardo di piedi cubici, o bcf (un metro cubo corrisponde a 35.31 piedi cubici). I dati li prendiamo dal sito dell'energy information agency. I dati mostrano che il consumo di gas negli Stati Uniti ha continuato ad aumentare fino al 1995, circa, dopo di che è rimasto praticamente costante mentre negli ultimi anni ha mostrato una tendenza a diminuire


L'opinione generale è che questo declino sia ormai irreversibile, specialmente tenendo conto che il grande sforzo di ricerca di nuovi pozzi negli ultimi anni non è riuscito a far di più che mantenere la produzione più o meno costante, nonostante il grande dispendio di capitale ed energia. Ci si aspetta che il declino nei prossimi anni sia piuttosto rapido, come è tipico dei giacimenti di gas quando si esauriscono.

Come contrastare il declino imminente della produzione locale di gas? La soluzione tecnologica sembra esistere ed è l'importazione di gas dall'estero attraverso la tecnologia del "Gas Naturale Liquido" (LNG) che permette oggi di importare gas anche da grandi distanze. Si tratta di raffreddare il gas a bassissima temperatura e liquefarlo. Dopo di che lo si può pompare in una speciale nave, una "metaniera," che ha dei serbatoi refrigerati e dove il metano si mantiene liquido per un tempo sufficiente da poter pensare di attraversare un oceano. Arrivata la nave a destinazione, il gas naturale viene riportato a temperatura ambiente in un "rigassificatore" e distribuito nella rete esistente. Con questo metodo, per esempio, gli Stati Uniti possono importare gas dal Qatar o dall'Algeria.

Siccome la produzione di gas negli USA era già in difficoltà da diversi anni, i rigassificatori sono un buon affare e l'attività di costruzione è in corso a pieno ritmo. Tuttavia, tutta l'infrastruttura di rigassificatori e metaniere messa su in vent'anni a partire dal 1985 ha permesso di importare nel 2005 solo il 2.7% del consumo nazionale.

C'è modo di incrementare l'importazione di LNG negli USA e contrastare il declino della produzione locale? Dai dati, sembrerebbe proprio di no. Anche ammesso che l'anno prossimo il declino non sia peggiore di quello di quest'anno, ovvero non superi i 500 bcf, (stima molto ottimistica) l'incremento massimo di importazione di LNG secondo le stime del dipartimento dell'energia (DOE) potrebbe essere intorno ai 200 bcf. Anche questa sembrerebbe comunque una previsione molto ottimistica dato che negli ultimi 5 anni l'incremento medio delle importazioni è stato di 80 bcf all'anno. Sicuramente nel futuro si potrà fare meglio di così, ma anche estrapolando esponenzialmente l'attuale tendenza ci vorranno circa vent'anni prima che l'importazione di gas riesca a raggiungere i livelli attuali di produzione.

Quindi, le cose non si mettono bene per il gas negli Stati Uniti. Per i prossimi anni si prevede una notevole carenza, qualcosa che del resto è già in atto. I prezzi del gas si alzano e la gente è costretta ad utilizzarne di meno. Questo è un incentivo all'efficienza energetica, ma i rapporti che arrivano dagli USA parlano anche di una situazione di forte difficoltà per le fasce deboli della popolazione. L'inverno del 2005-2006 non è stato molto rigido negli Stati Uniti, ma per il prossimo anno le cose potrebbero farsi drammatiche per una frazione non piccola della popolazione. Eppure, tutti sapevano da anni della situazione. Ciononostante, e nonostante l'incentivo economico a costruire terminali LNG e metaniere, si è fatto e si sta facendo troppo poco e troppo tardi.

Vediamo quindi che i meccanismi del libero mercato non sono stati grado di rimediare alla situazione di declino della produzione di gas negli USA. Questa sembrerebbe una conclusione di tipo generale. E' un effetto noto che ha a che vedere con la difficoltà che ha la mente umana nel gestire sistemi complessi. Anche con tutti i dati e tutti gli incentivi a disposizione, si è visto che gli esseri umani tendono a reagire con ritardo all'evoluzione del sistema e spesso tendono anche a sovracompensare. In termini tecnici è un effetto che si chiama "MOD", mispercezione della dinamica, un termine introdotto da Erling Moxnes dell'università di Bergen.

Anche nel caso dell'attuale crisi del petrolio è probabile che la reazione arrivi troppo tardi, come del resto è già successo nel caso delle crisi degli anni '70 e come si può vedere dalla lentezza con la quale le istituzioni e la gente stanno anche semplicemente cercando di rendersi conto di quale sia il problema. Quindi, la transizione a nuove forme di energia non sarà senza difficoltà e senza sofferenza e non possiamo pensare che la magia del libero mercato ci tolga automaticamente dai guai.